Turbogas bis, nasce il fronte del no Rabbia ambientalista: «Toccato il fondo»

Turbogas bis, nasce il fronte del no Rabbia ambientalista: «Toccato il fondo»

Il piano per il raddoppio della centrale Enipower e il silenzio sulle bonifiche: istituzioni nel mirino. E l’ex presidente Fontanili invita la gente alla mobilitazione di piazza.
I militanti di Ambiente e Sviluppo si spogliano della cautela per andare allo scontro con le istituzioni, le Mantua Mothers assistono preoccupate alla «commedia nera», l’ex presidente della Provincia, Maurizio Fontanili, invita la gente alla mobilitazione di piazza per vincere i balbettii della politica.
Per tutti loro il progetto del turbogas bis suona come una minaccia. Peggio, una provocazione di Enipower a cui Comune e Provincia oppongono «un silenzio umiliante». Forse pure un po’ complice, azzarda il presidente di Ambiente e Sviluppo, Gaspare Gasparini, che traduce il sospetto in logica: «Se Enipower continua ad insistere, una ragione deve esserci. Magari c’è gia un’intesa».

Gasparini va alla guerra dal palco del MaMu, prima che il professor Levis attacchi a parlare di elettrosmog e connivenze tra scienziati e multinazionali. Gasparini torna a denunciare il tradimento del decalogo verde, sottoscritto dal presidente della Provincia Pastacci, lo scippo del parco tecnologico, «stravolto» dall’assessore Grandi, la richiesta di un confronto disattesa da più di cinque mesi. «Perché tanta resistenza?» incalza il presidente di Ambiente e Sviluppo, orientando la rabbia anche contro il Comune: «In questo quadro, nel silenzio delle istituzioni, una società del gruppo Eni insiste nel proporre caldaie per la produzione di energia elettrica, indifferente alle più recenti indagini epidemiologiche che confermano la gravità della situazione sanitaria, soprattutto per la maternità e le generazioni future».

Il mondo sembra girare alla rovescia: «Silenzio assoluto sulle necessarie bonifiche, che anzi si allontano sempre più – graffia Gasparini – Si pensa di investire altri milioni di euro non per il risanamento, lo sviluppo, la ricerca e la riconversione così necessarie per Mantova. Quanto sta accadendo è proprio l’opposto di ciò che sperano la nostra città e anche Expo che si è resa disponibile a segnalare al mondo intero il nostro progetto di parco tecnologico». La sentenza è inappellabile: «Le istituzioni hanno toccato il fondo», tocca alla società «mostrarsi sempre più coraggiosa nell’esercizio dei propri diritti».

Fontanili è ancora più esplicito. Dà fiato al suo smarrimento di fronte alla condiscendenza verso Enipower («mi sento sconcertato, umiliato, sconvolto») e sferra la bastonata: «Le istituzioni e le principali forze politiche sono balbettanti o, peggio, afasiche. La caldaia B6 dovrebbe servire per i momenti di difficoltà, invece funziona 3.000 ore all’anno, 8 ore al giorno. Funziona sempre e adesso vorrebbero sostituirla con un altro turbogas da 100 megawatt. Ma noi non abbiamo bisogno di energia elettrica, ne produciamo dieci volte tanto il nostro fabbisogno». L’ex presidente rivendica i suoi meriti da amministratore – «in dieci anni abbiamo scongiurato il raddoppiamento della centrale di Sermide, vinto la battaglia di Ostiglia, impedito che venisse realizzato il turbogas Ecogen» – e urla la sua rabbia da cittadino: «Adesso devo difendere i miei figli e i miei nipoti, i trentacinque giorni di sforamento delle polveri sottili ci confermano che la situazione è drammatica. È scandaloso che le istituzioni non prendano una posizione decisa. E allora sa che faccio? Invito la gente alla mobilitazione, come hanno fatto i cittadini di Felonica, Castel Goffredo, Rivarolo, San Giovanni del Dosso». Sconcerto anche tra le Mantua Mothers, sorprese non tanto dall’insistenza di Enipower quanto dai contorni sfocati della situazione: «È paradossale che proprio in questi giorni di emergenza, con lo smog a livelli altissimi, si torni a parlare di turbogas invece di trovare delle soluzioni all’inquinamento. È quasi una commedia. Nera» tuona Tania Hayes. Che annuncia: «Venerdì andremo tutte in commissione ambiente, vogliamo capire cosa sta succedendo con Eni e, soprattutto, con l’aria. Per me che sono canadese forse l’unica soluzione è tornarmene a casa». Così parla Tania, ma il tono ruggente suggerisce che la resa è ancora lontana. Potere alle mamme.

Gazzetta di Mantova, 01 marzo 2012
di Igor Cipollina