Mamme “straniere” di Mantova Inquinamento? Class action

Mamme “straniere” di Mantova Inquinamento? Class action

Un gruppo di mamme scrive alla Gazzetta e invita a fare qualcosa per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo.

Facciamo parte di un gruppo di mamme straniere, professioniste, che vivono a Mantova, tutte da diversi anni. Proveniamo dal Regno Unito, dagli Usa e dal Canada, e anche se i legami affettivi, culturali e famigliari con i nostri paesi di nascita rimangono forti, ci riteniamo immensamente fortunate di poter vivere e crescere i nostri figli in un gioiello quale questa città.

La storia, la cultura, la gastronomia, le persone, unitamente al fatto che questa città è a misura d’uomo, anzi, di famiglia, fanno sì che abbiamo sempre ringraziato le felici circostanze (l’amore!) che ci hanno portato qui. Da tempo, però, cresce in ognuna di noi quello che inizialmente era perplessità, poi indignazione e adesso rabbia quasi quotidiana. Il sole di questi giorni evidenzia anche fisicamente lo smog che regna supremo a Mantova: si sente, si vede, si tocca.

Non abbiamo bisogno delle foto satellitari che l’anno scorso hanno fatto il giro del mondo, dando alla Pianura padana il triste primato di uno dei 5 punti mondiali più inquinati per capire che siamo messi molto male. Basta aprire le finestre per capirlo. Non siamo scienziate o tecniche, abbiamo cercato di documentarci e capire i dati sulla qualità dell’aria, abbiamo letto i giornali, indagato i rapporti e parlato con medici anche all’estero (a cui la situazione della elevata incidenza di tumori a Mantova è ben nota); abbiamo partecipato in silenzio a consigli comunali sull’inquinamento, tutto ciò nel tentativo d’informarci.

Non siamo «estremiste» di nessun tipo o ipocrite: abbiamo tutti la macchina di famiglia, la usiamo, ma privilegiamo la bicicletta il più possibile (venendo poi da paesi dove pioggia pesante e temperature regolarmente a -30 sono la norma e si gira senza ricorrere sempre alla macchina). Ci siamo confrontate con tanti cittadini, tutti, sembra, indignati. Crediamo che tutti amino questa città, tutti aspirino ad una vita sana e lunga.

Ed è qui la nostra perplessità: perché nessuno impone uno stop all’inquinamento quando vengono sorpassati regolarmente i limiti smog imposti dall’U.E.?

Se le preoccupazioni di un banale raffredore o una febbre portano mamma e papà a consultare immediatamente il medico, come mai davanti a una vera minaccia alla salute si continua a far finta di niente? Come mai c’è una diffusa miopia cittadina di fronte a tale situazione? Come mai tanta indifferenza? Quante persone dobbiamo conoscere afflitte da forme tumorali o problemi respiratori, prima di svegliarci e insistere che l’aria pura, pulita, è un nostro diritto?

E’ possibile tacere davanti a questo «silent killer» se si hanno figli, nipotini? La nostra lettera può sembrare drastica, ma a nostro avviso vince l’ipocrisia, l’omertà o forse un’inspiegabile ignoranza su tale argomento. Eppure, a Milano, a Brescia ed in altri luoghi italiani le famiglie si stanno muovendo esigendo un diritto fondamentale e basilare di tutti: il diritto a respirare aria pulita, il diritto alla vita. Leggiamo sul Corriere della Sera del 9/2 che è partita adesso la prima «class action» a Milano di cittadini che chiedono il risarcimento danni da inquinamento. E a Mantova?

Gazzetta di Mantova, 11 febbraio 2011
Molly Bourne Tania Hayes e altre mamme straniere mantuamothers@gmail.com